Una città crociata sotto il porto di Akko

Una scoperta archeologica comparata per il livello addirittura alla città di Pompei, è avvenuta nella città di Akko, nel Nord di Israele, dove al di sotto del porto è affiorata un’intera città crociata del periodo della terza crociata guidata da Riccardo cuor di Leone contro Saladino; Akko era la capitale della Terrasanta, con più di 30.000 abitanti, paragonabile alla Parigi di allora, e centro assoluto e crocevia delle crociate. Il porto di Akko aveva un passaggio giornaliero di 70 navi per il commercio di beni e spezie.
Gli scavi archeologici hanno portato alla luce due aree, il Refettorio e l’Ospedale, pari solo al 4% dell’intera città crociata presente sotto il porto di Akko.
Nella parte sotterranea aperta al pubblico, è possibile vedere la via principale dove è ancora visibile su una parete uno stemma gentilizio, lasciato da un viaggiatore medievale, e continuando nelle vicinanze della via principale vedere la lunga via di negozi dove una volta erano vendute statuette di argilla e ampolle di acqua santa, popolari souvenir, anche allora, per i pellegrini.
Tutta quest’area è stata abitata dai residenti fino al 1291, anno in cui l’esercito mussulmano dall’Egitto sconfisse la guarnigione cristiana in Akko e livellò la cittadella crociata.
L’attuale città, costruita dai Turchi Ottomani verso il 1750, preserva efficacemente la prima città crociata, nascosta per secoli sotto le macerie.
“ E’ come una Pompei di epoca Romana – è una città completa – ha detto Eleizer Stern, l’archeologo israeliano incaricato di sovraintendere gli scavi archeologici di Akko.

Oggi, la città veccia di Akko è un’enclave pittoresca che si protende sul Mediterraneo ed ospita 5.000 cittadini arabo-israeliani, che vivono ancora in case che sono veri e propri artefatti storici.
Nel 2001, Akko è diventata in Israele il primo sito patrimonio mondiale Unesco, ma anche per la carenza di strutture turistiche, ha un solo albergo con sole 16 stanze, non attrae il volume di turisti di altre zone di Israele.
Gerusalemme, per esempio, ha attirato circa 2. 5 milioni di turisti stranieri l’anno scorso, secondo il Ministero del Turismo. Al contrario, nello stesso periodo, Akko ha avuto solo 444.000 visitatori paganti – israeliani e stranieri – secondo i dati forniti dal Comune di Akko.
Un vescovo francese, Jacques de Vitry, raggiunto Akko dopo un pericoloso viaggio per mare nel 1216. Era scioccato e così la descrisse:
“Quando sono entrato in questa città orribile e l’ho trovata pieno d’innumerevoli azioni vergognose e cattive azioni, ero molto confuso nella mia mente”. Akko, era “totalmente depravata. “Gli omicidi si commettono costantemente, la città era” piena di prostitute, “e gli abitanti – molti dei quali credeva di essere fuorilegge e avevano abbandonato le loro terre – sono ” completamente dedicati ai piaceri della carne. ” …Akko è “come un mostro o una bestia con nove teste, ognuno combattente contro l’altra,” così il vescovo descrisse su Akko.

Gli Scavi israeliani sono incominciati nel 1990, e alcuni resti della città che de Vitry descriveva nella sua lettera possono già essere visitati. Uno è la fortezza dei Cavalieri Ospitalieri, con la sua sala da pranzo a colonne e magazzini, una latrina e un sotterraneo i cui muri ancora hanno dei fori per il fissaggio delle catene.
Aperto anche un passaggio sotterraneo costruito dai Cavalieri dell’Ordine dei Templari, rivali dei Cavalieri Ospitalieri, con la loro fortezza proprio sul porto. Alcuni usarono questo passaggio il giorno della caduta di Akko per scappare verso le navi in rotta verso l’Europa.

Scavi subacquei nel porto di Akko hanno rivelato fortificazioni sotto il livello del mare e più di 20 navi affondate. La più recente si trova, armata di cannoni e armi speciali utilizzate per distruggere le vele nemiche, risalenti al fallito assedio di Napoleone Bonaparte della città nel 1799.
L’importanza degli scavi archeologici ad Akko sono svariati, e il governo e la Israel Antiquities Authority hanno fatto di Akko un laboratorio per il lavoro di conservazione. L’autorità ha recentemente convertito un vecchio palazzo ottomano in un centro di conservazione per gli studenti locali e internazionali tra i quali i rappresentanti di Gran Bretagna, Russia, Polonia, Porto Rico e Stati Uniti.
Shelley-Anne Peleg, che dirige il centro e serve da collegamento con i residenti locali, ha detto che gli archeologi hanno appreso che la storia di Akko non può essere separata dalla gente che ci vive.
L’Autorità per le Antichità esegue programmi che cercano di educare i residenti, insegnare ai lavoratori della nettezza urbana comunale sull’importanza della conservazione e lavorare con le donne per rilanciare l’artigianato locale.
Ci sono segnali che la fortuna di Akko come destinazione turistica possa essere sul punto di cambiare. Oltre alla città metropolitana, ci sono piani per un nuovo museo, un ostello della gioventù sta per aprire nella città vecchia, e un investitore ha ricevuto il permesso di trasformare una locanda turca in un hotel di lusso.
Quindi, per Akko, non solo archeologia, ma un progetto fra antico e futuro per questa città così ricca di storia e cultura di tanti popoli e religioni.

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