Mistero, scienza e parole – I cristalli dell’acqua

Molti studiosi hanno scritto e indagato sull’acqua, ma uno di loro lo ha fatto in modo particolare. Masaru Emoto, scienziato e ricercatore Giapponese, ha messo a punto una tecnica per fotografare al microscopio i cristalli che si formano durante il congelamento dell’acqua. L’aver dimostrato scientificamente come la cristallizzazione dell’acqua cambi in base alla musica o al linguaggio umano a cui è sottoposta, lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Nato nel 1943 in Giappone, Masaru Emoto ha cominciato a studiare l’acqua all’inizio degli anni ’90, dopo aver conosciuto il biochimico statunitense Lee H. Lorenzen. Emoto si è infatti ispirato al lavoro del dr. Lorenzen, il quale ha sviluppato la cosiddetta “acqua a risonanza magnetica” – micro-cluster water, ovvero un’acqua energetizzata con effetti terapeutici – e introdotto una tecnologia chiamata MRA, Analizzatore di Risonanza Magnetica, per approfondire lo studio dell’omeopatia. Questa tecnologia che ha consentito ad Emoto di misurare l’HADO (parola giapponese che si riferisce al mondo delle energie sottili, collegate alla consapevolezza, con cui l’acqua si esprime) e, in seguito, di realizzare fotografie dei cristalli ghiacciati nell’acqua.

Durante i suoi studi, Emoto cominciò a porsi delle domande sulla qualità? dell’acqua con cui stava lavorando e come questa potesse incidere sulla salute. Venne in contatto con un libro che conteneva una cinquantina di domande… tra queste: “esistono al mondo fiocchi di neve della stessa forma?”. La neve scende sulla Terra da migliaia di milioni di anni ma ogni fiocco di neve è diverso! Così Emoto si illuminò e cominciò a cristallizzare l’acqua e a fotografarla.

Egli prese un microscopio di grande precisione e congelò l’acqua in un frigorifero, ma quando provò a fotografare l’acqua ghiacciata mettendola a temperatura ambiente i cristalli si sciolsero subito. Allora Emoto e i suoi collaboratori acquistarono un grande frigorifero che consentì loro di osservare i cristalli a una temperatura costante di -5°C. Una goccia di ogni tipo d’acqua da analizzare viene riposta in cinque coppe e poi congelata per circa tre ore a una temperatura di -25°C. In ogni coppa si forma un blocco di ghiaccio che la tensione superficiale rende perfettamente sferico. In seguito, i singoli blocchetti vengono illuminati dall’alto e osservati al microscopio. A questo punto è possibile vedere il cristallo.

In questo brevissimo video, i ricercatori di Emoto ci rendono partecipi della modalità dell’esperimento, rivelando alla fine un bellissimo cristallo proveniente dalle cascate alle pendici del monte Fuji.

Dapprima Emoto cominciò ad analizzare le acque delle tubature cittadine di Tokyo, le acque di sorgente, quelle di falda freatica, i ghiacciai, le acque dei fiumi a monte e quelle dei fiumi a valle. Le studiò tutte e poi le mise a confronto e, naturalmente, le fotografò. Scoprì che le acque che scorrevano nelle tubature dove veniva rilasciato il cloro e le acque dei fiumi a valle dove venivano convogliati gli scarichi formavano dei cristalli che apparivano danneggiati, mentre l’acqua che veniva trattata secondo principi naturali, quindi l’acqua di sorgenti, laghi e ghiacciai produceva dei cristalli bellissimi.

Ma come e’ possibile tutto questo?L’acqua ha una sua memoria cellulare

Il documentario Water, the great mystery ci aiuta a comprenderlo meglio.

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